L’Ingv  ha scoperto  che sotto l’Appennino meridionale, in profondità, esiste una sorgente di magma che può generare terremoti “di magnitudo significativa” e più profondi rispetto a quelli finora registrati nell’area. Può interessare anche le Marche questo tipo di terremoti, e, in che misura posso no rappresentare un pericolo? Lo abbiamo chiesto al geologo Emanuele Tondi, responsabile della Sezione di Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino.

“Il fatto che vi siano intrusioni magmatiche al di sotto dell’Appennino non è una novità- spiega Tondi- In passato, geologicamente parlando, il magma è arrivato anche in superficie; colate di piccole dimensioni- continua il geologo- sono state registrate nell’Appennino umbro-laziale, come anche in Vulture e Basilicata dove sono presenti grossi vulcani. La novità è che è stato dimostrato che tali intrusioni magmatiche possono anche generare appunto terremoti profondi, sismi di origine vulcanica che in Appennino non erano noti, ma senza che nulla cambi per quanto riguarda la pericolosità sismica del nostro territorio. Parliamo comunque di terremoti profondi e diversi rispetto alla sequenza sismica dello scorso anno- precisa Tondi-; avvengono introno ai 20-25  chilometri di profondità. Come si ricorderà ve ne fu uno durante la sequenza sismica di Umbria –Marche nel 1998 ed è importante scoprire sempre la genesi di un sisma che può dipendere da sforzi tettonici o come è stato scoperto dall’INGV, anche da intrusioni magmatiche”.

C.C.

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