Notizie di politica nelle Marche
Martedì, 28 Febbraio 2017 10:55

"Da Unicam le basi per un solido futuro"

Lettera aperta degli ex rettori dell'Università di Camerino Fulvio Esposito, Ignazio Buti, Mario Giannella, Roberto Marassi ai cittadini delle aree colpite dal sisma e a quanti operano all'interno di Unicam. In essa gli ex rettori chiedono che si faccia “un balzo in avanti” e che “l'università vada a costruire un solido futuro”.

La nostra comunità ha subito in questi mesi colpi durissimi, per risollevarci dai quali serve il contributo di tutti, con uno sforzo di intelligenza e creatività capace di tracciare nuove e innovative traiettorie di sviluppo per il territorio e per la nostra Università.

Non possiamo infatti nasconderci che il terremoto, pur nella sua natura di evento fuori dell’ordinario, è intervenuto su una realtà socio-economica che da lungo tempo viveva e vive una situazione di fragilità.

Non è per caso che, nel 2015, è stata elaborata dal Governo una ‘Strategia Nazionale per le Aree Interne’, finalizzata ad affrontare le criticità che affliggono più della metà della superficie nazionale e che, per il suo impatto sociale ed economico, sta diventando paragonabile alla storica Questione Meridionale.

Il nostro territorio soffre di queste criticità; bastino ad indicarlo poche cifre: in 40 anni, dal 1971 al 2011, la popolazione è diminuita del 24%; in soli 10 anni, dal 2001 al 2011, le imprese sono diminuite del 7% e gli addetti del 6%.

Dunque la ricostruzione, nella quale stiamo impegnando tutte le nostre energie, sarebbe resa vana dall’assenza di un programma di sviluppo credibile, sostenibile, di successo: le case che stiamo ricostruendo dovranno essere abitate, le imprese dovranno tornare attive e produttive, i musei visitati, le chiese frequentate, le aule, le biblioteche, i laboratori pieni di studenti e di ricercatori…

Come raggiungere questo obiettivo?

Non crediamo che ci sia qualcuno che ha a disposizione - francamente non crediamo nemmeno che esista - un programma ‘chiavi in mano’.

Crediamo però che ci sia un metodo. Un metodo che parta dall’ascolto delle comunità, in particolare di quelle più colpite dagli eventi sismici. Un metodo che sappia elaborare saperi e tradizioni, speranze ed intuizioni e sappia declinarli in funzione di riferimenti globali che possono apparire lontani (ad esempio la ‘digitalizzazione’), ma rispetto ai quali non possiamo restare indifferenti, pena la definitiva, irreversibile marginalità.

In questo processo di interpretazione e traduzione delle vocazioni territoriali nelle lingue del nuovo paradigma tecnologico, la nostra Università, universale sì, come il nome la designa, ma attenta da sempre al suo territorio, può avere un ruolo decisivo.

I friulani, provati come noi da un sisma distruttivo nel 1976, appena avviata la ricostruzione, promossero una raccolta di firme per chiedere l’attivazione di un’università, istituzione di cui quel territorio era privo. La petizione ebbe successo (125.000 firme) e, nel 1978, venne fondata l’Università di Udine, che ha dimostrato negli anni, insieme all’Università di Trieste, il suo ruolo di potente leva per lo sviluppo di tutta una Regione e non solo.

Noi l’Università l’abbiamo dal 1336. Un’Università che, tra tante difficoltà, ha mantenuto con dignità il suo posto nel sistema nazionale, ha saputo restare allineata con i processi di necessario cambiamento e talvolta li ha anticipati.

Oggi serve un nuovo balzo in avanti e in alto.

Serve una rinnovata energia da trasmettere, attraverso frequenti occasioni d’incontro, alle 131 comunità di cittadini che, con caparbio coraggio, sono rimasti a presidiare i loro luoghi o che, dolorosamente, se ne sono dovuti momentaneamente allontanare. Il nostro compito dev’essere quello di fornire informazioni autorevoli ed affidabili e di raccogliere idee e suggestioni che innestino nel processo di ricostruzione urbanistica gli elementi per una rigenerazione sociale ed economica del territorio.

Occorre che tutte le persone di buona volontà che operano nell’Università di Camerino, che bene hanno compreso le difficoltà del momento ed alacremente stanno operando per superarle, intraprendano all’interno una fase di franca discussione per progettare nuovi percorsi che aprano prospettive di sviluppo, senza rinnegare nulla della propria storia, ma con la serena consapevolezza che la storia, da sola, non garantisce il futuro.

Occorre alzare lo sguardo, stringendo rapporti con chi è animato da sincera volontà di collaborazione e si confronta con problemi simili ai nostri; ad esempio, con le Università dell’Appennino, tutte localizzate in zone ad alto rischio sismico, tutte chiamate a trovare soluzioni intelligenti alle criticità proprie delle ‘aree interne’.

Occorre andare ancora più lontano, verso paesi dove le competenze presenti nella nostra Università possono promuovere processi di sviluppo e verso paesi dai quali possiamo importare nuove e feconde competenze di cui siamo carenti.

In questo modo pensiamo che l’Università di Camerino possa costruire un solido futuro, che coinvolgerà la Città che ad essa dà il nome, il complesso delle aree interne, l’intero paese e, soprattutto, i suoi giovani.

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Mercoledì, 22 Febbraio 2017 15:15

Caldarola, consegnati i primi moduli abitativi

Una bella giornata di sole ha illuminato la cerimonia ufficiale di consegna dei moduli abitativi assegnati ai cittadini di Caldarola che ne avevano fatto richiesta. Una consegna, anticipata da una semplice cerimonia e dalla benedizione di mons. Eraldo Pittori, che permette finalmente a 8 famiglie di riconquistare una dimensione di umanità dopo le violente scosse di terremoto di fine ottobre. 19 persone, 8 moduli da 2, 4 e 5 posti consegnati a chi in questi mesi si era arrangiato come meglio poteva, in roulotte, ospiti di parenti o amici, chi addirittura dormiva negli spogliatoi del campo sportivo.

benedizione

 

Da oggi, e in attesa dell'arrivo delle casette di legno, potranno nuovamente dormire in un vero letto, usufruire di bagni comuni, una sala ricreativa e addirittura un locale lavanderia grazie al costante e attento lavoro dell'Ufficio tecnico del Comune, della Protezione Civile coadiuvata dal Dipartimento Nazionale.

consegna

 

Il sindaco Luca Maria Giuseppetti nel consegnare le chiavi ha ricordato che è una sistemazione provvisoria che non solo riconsegna una dimensione di vivibilità a queste famiglie, ma soprattutto permette di riavvicinare quei caldarolesi che erano stati costretti ad abbandonare il paese ed avevano la volontà e necessità di rientrare.

Sono infatti ancora più di 1200 i cittadini che vivono in altri comuni di questi circa 250 ancora ospitati negli alberghi della costa.

“Speriamo che le promesse di Errani di consegnarci le casette di legno rispettino la tempistica prevista per la fine del prossimo autunno. Sono circa 100 case per poco meno di 400 persone. In un primo momento ne erano state richieste 130.”

 

modulo

 

Nel frattempo prosegue il lavoro dell'Ufficio Tecnico del Comune di Caldarola per procedere con l'abbattimento e la progettazione della scuola. La Gara per individuare la ditta da incaricare per l'abbattimento è stata pubblicata mentre è appena arrivata la bozza di progetto per la nuova scuola, realizzata dall'Università di Venezia, e in questi giorni al vaglio dell'Ufficio Speciale Sisma.

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"La candidatura di Castelraimondo per la realizzazione dell'Ospedale Unico provinciale deve essere vista in un'ottica territoriale e di più ampio raggio, perché guardando un po' più lontano rischiamo di perdere ancora servizi e non possiamo permetterci che questo territorio, già devastato dagli ultimi eventi sismici, venga ancora di più penalizzato e depredato". Lo scrive il sindaco  Renzo Marinelli invitando tutti i sindaci  dell'entroterra maceratese "a sostenere la proposta di candidatura di Castelraimondo per la realizzazione dell'ospedale unico provinciale, che deve essere però interpretata come il nostro grido di allarme. Per comprendere infatti la necessità che l'Ospedale Unico sia posizionato nell'entroterra - continua Marinelli- basta allargare il proprio campo visivo dal livello “provinciale” a quello “regionale”. Due nuovi grandi presidi ospedalieri infatti stanno sorgendo lungo la costa, a pochi chilometri dai nostri confini provinciali, e sono quelli di Fermo e quello dell'Aspio, a Camerano di Ancona. Due grandi ospedali che serviranno tutta la popolazione che risiede nei comuni della costa, compresi quelli del Maceratese. Viene da sé quindi che la collocazione di un altro ospedale a pochi chilometri da quelli che sono già in costruzione sbilancerebbe, definitivamente e senza più possibilità di tornare indietro, la già precaria distribuzione di servizi e di popolazione del nostro territorio provinciale determinando il progressivo abbandono del nostro entroterra.

"È ora di pensare alle esigenze di un territorio e dei cittadini e non alle ambizioni dei politici, perché questi sono investimenti per il futuro a lungo termine per tutto il nostro territorio. E prendendo alla lettera il significato di Ospedale Unico, rischiamo che da qui a pochi anni ci venga tolto anche quello che a fatica siamo riusciti a mantenere. - prosegue il sindaco- Abbiamo proposto Castelraimondo per la collocazione territoriale del nostro comune, in posizione baricentrica e orograficamente agevole rispetto al comprensorio montano ma anche per la disponibilità di un soggetto privato a mettere a disposizione gratuitamente l'area necessaria per la realizzazione della nuova struttura. Ma se la Regione capisse questa nostra, quanto mai come ora, reale necessità, sarebbe esattamente la stessa cosa se posizionasse l'Ospedale Unico nei nostri comuni limitrofi delle zone montane. Soprattutto perché, lo voglio sottolineare ancora una volta, il nostro territorio è martoriato dalle conseguenze dei terremoti e oggi più che mai rischia lo spopolamento e un imperdonabile abbandono. E mai come oggi si profila il bisogno di aumentare i servizi e rinforzare quello che già è presente. Se la politica ha la possibilità di dare risposte alla cittadinanza questo è il momento migliore per farlo".

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La Fondazione Cariverona dona 50 mila euro per la rinascita di Belforte del Chienti:i soldi serviranno a realizzare una biblioteca per ragazzi nei locali al pian terreno dell’edificio che ospita l’asilo nido. Ad annunciare l’importante progetto di rilancio della cittadina del Maceratese, duramente colpita dal terremoto, il sindaco Roberto Paoloni, che si dice “onorato per la dimostrazione di solidarietà”.

Dopo le ultime scosse che hanno messo a dura prova gli abitanti di Belforte – spiega Paoloni - sono stato contattato dall’imprenditore anconetano Giampaolo Giampaoli e dall’ingegner Paolo Zoppi che, in qualità di consiglieri d’amministrazione della Fondazione Cariverona, mi hanno chiesto come potessero aiutare il Comune a risollevarsi. Così ho proposto il progetto di biblioteca scolastica, un’idea maturata da tempo ma che, per mancanza di risorse, pensavo sarebbe rimasta un sogno nel cassetto. Invece la scorsa settimana ho ricevuto una lettera nella quale la Fondazione mi informava di aver deciso di sostenere l’amministrazione con un contributo di 50 mila euro”.

L’impegno verrà effettivamente assunto solo dopo la presentazione del progetto definitivo, completo di relazione tecnica, computo metrico, tavole progettuali e cronoprogramma dei lavori. Il Comune, dal canto suo, si è già messo all’opera inviando alla Fondazione i primi elaborati incluso un rendering della nuovo centro.

Sin dal nostro insediamento – aggiunge Paoloni . avevamo pensato di realizzare una biblioteca al servizio della scuola primaria e secondaria di primo grado per avvicinare gli studenti alla lettura in un Paese dove si legge sempre meno. Avevamo anche individuato lo spazio, quei 200 metri quadri al pian terreno dell’asilo nido mai utilizzati. Il problema però erano i soldi. Ora che arriveranno grazie alla generosità della Fondazione Cariverona siamo pronti a mettere a disposizione della comunità ed in particolare della scuola un luogo di cultura, un centro dove bambini e ragazzi, anche attraverso laboratori didattici e multimediali, possano assaporare il piacere dell’ascolto e della lettura”.

L’amministrazione di Belforte ha deciso dunque di utilizzare l’importante aiuto economico legato agli ultimi eventi sismici per costruire qualcosa di nuovo. “Il contributo rappresenta una grande opportunità di sviluppo – conclude il sindaco Paoloni – per questo abbiamo pensato di realizzare qualcosa che ci permetta di rialzarci dal terremoto più forti di prima, di superare la tragedia migliorandoci con nuovi servizi di qualità”.

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Presentata nel corso di una conferenza stampa presso l’aula 3 di Giurisprudenza dell’università di Camerino, la proposta di legge sulla Zona franca Urbana e Zona Economica Speciale per i 131 comuni del cratere dell’area terremotata dell’Italia centrale.

L’idea si deve all’ex sindaco Dario Conti intervenuto per l’occasione insieme al sindaco Pasqui e al rettore Corradini. La predisposizione del testo si deve ad un gruppo di lavoro formato da docenti della Scuola di Giurisprudenza Unicam ed esperti di diritto.

Ne fanno parte i professori Antonio Flamini, Fabrizio Lorenzotti, Francesco Rizzo, Francesco Casale, Roberto Esposito, Paola Morlupo e l’avv.Giuseppe De Rosa. La proposta di legge (o Decreto Legge) già depositata dall’on. Pastorelli, lo scorso 28 gennaio è stata presentata nel corso di una riunione a Roma al vice ministro Nencini e consegnata anche al Presidente Mattarella nel giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico di Unicam.

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“ Una ripresa economica per queste zone così duramente colpite- ha detto Dario Conti- è possibile solo se esistono delle esenzioni fiscali. Il sindaco Pasqui, pur nella drammaticità della situazione e nel marasma di difficoltà burocratiche sta lavorando bene. Da parte mia non potevo non pensare al mio territorio  e alla sua economia e , cercando di allargare lo sguardo a tutti i comuni che si trovano in questa dura situazione, anche per esperienze passate come quella de L’Aquila. Si è voluto allora fare una proposta concreta per il rilancio delle aree terremotate. E’ una proposta di legge molto articolata che ci auguriamo possa avere un riscontro positivo. Cercheremo a tal fine di pungolare anche il Presidente della Regione e, a livello nazionale, attraverso il vice ministro Nencini o lo stesso Presidente del Consiglio Gentiloni. Credo che nessuno abbia l’esatta percezione di quello che è stato il terremoto da queste parti e ci ritroviamo impantanati in una serie di cavilli burocratici. Da questo pantano è nostra intenzione lanciare un sasso per smuovere qualcosa”. 

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Ringraziamenti a Dario Conti per lo stimolo fornito, e, a tutti i colleghi docenti messisi subito a disposizione per redigere la bozza di legge, sono stati espressi dal rettore Corradini: “ Mi auguro– ha detto- che questa proposta abbia la soddisfazione che merita. La parola chiave che quotidianamente frulla nella mia testa- ha proseguito – si chiama lavoro- E il lavoro dobbiamo assolutamente far rientrare in queste aree per farle diventare attrattive. Il lavoro nel nostro Paese, nei nostri territori e nei Paesi d’Europa, è generato per la stragrande maggioranza dalle imprese e iniziative come questa, vanno esattamente nella direzione di rafforzare un elemento cardine dei sistemi produttivi ed economici. Mi sembra che la risposta dell’università sia stata molto positiva e mi sento a mia volta di stimolare tutti i colleghi a mettersi a disposizione di chi ( imprese o cittadini) abbia bisogno di chiarimenti su decreti e ordinanze che continuamente emergono. Il gruppo di lavoro che si è impegnato a predisporre la proposta di legge sulla Zona franca, magari domani potrebbe mettersi a disposizione come ‘task force’ per aiutare a capire il contenuto dei provvedimenti che si susseguono. Le competenze nei vari settori ci sono e l’obiettivo primario- ha concluso Corradini- è quello di svolgere come università, un importante  servizio per la società”.

 

“ Debbo ringraziare l’ex sindaco Conti – ha detto Pasqui- per aver fatto propria l’iniziativa che, insieme ad altre su questo tema, andranno a favorire insediamenti commerciali nel nostro territorio E’ chiaro che, per la città e per tutta l’area, dobbiamo guardare ad una ricostruzione e in questo Camerino e il camerinese debbono rappresentare la “scuola” per capire come si va a rigenerare in sicurezza, ma è altrettanto vero che bisogna lavorare affinché il tessuto socio-economico possa rimanere qui o addirittura amplificarsi. Le difficoltà più grandi che abbiamo in questo momento sono proprio legate all’avere un‘cuore’, una piazza, un momento di incontro sociale e uno sviluppo economico tale da poter rilanciare l’economia di questa terra. In vari ambiti purtroppo non c’è ancora una consapevolezza di quel che è accaduto a Camerino e se così stanno le cose è normale che nessun imprenditore può venir qui ad offrire posti di lavoro, perché in una città dove tutto è a posto non serve nulla. Questa è in realtà una città fortemente colpita e la devastazione del territorio ha numeri impressionanti quindi, iniziative come la proposta di legge di Zona franca e Zona Economica Speciale, servono a dare un valore aggiunto ad un percorso che deve essere obbligato: quello di guardare a questa terra come terra da cui ripartire sotto tutti gli aspetti, economici, sociali e culturali, perché abbiamo un università di assoluto prestigio ma non conosco  atenei senza città. Abbiamo e ho l’obbligo da sindaco di mettere vicino all’eccellenza dell’università, una città che lo sia altrettanto. In questo le istituzioni ci sono vicine ma debbono esserlo in maniera obbligata considerato il valore di questa terra”.

Ad illustrare il contenuto della Proposta di legge o Decreto legge è stato poi il prof. Flamini.

Flamini

“La nostra pdl è ben più complessa della proposta di Zona franca apparsa nell’art.18 poi stralciato dal decreto legge varato dal governo la scorsa settimana– ha spiegato - La nostra proposta prevede infatti due titoli, l’uno riguardante la Zona Franca Urbana, istituto, utilizzato in altre occasioni in Italia e anche nel recente sisma dell’Emilia Romagna, che dà la possibilità alle piccole e micro imprese, di esenzioni da imposte e tasse relative alla loro attività. Accanto al titolo primo- prosegue Flamini- abbiamo ritenuto opportuno però  inserire un titolo secondo avvalendoci di un altro istituto che è quello della Zona Economica Speciale. Zone di questo tipo esistono in Europa per dare la possibilità di riprendere la loro attività, non solo a imprenditori e commercianti, ma anche a nuovi soggetti economici che vogliano insediarsi in essa, entro un certo periodo di tempo. Nella Zona Economica Speciale, oltre ad alcune esenzioni di imposte e tasse è prevista anche la possibilità di contributi previdenziali e l’esenzione dall’IVA. Un istituto che effettivamente può dare l’opportunità di ripresa per le imprese di queste zone che necessitano, non solo di piccoli accorgimenti, ma anche di stimoli molto forti. E’ chiaro che per l’istituzione di una Zona Economica Speciale- ha continuato Flamini- è necessaria l’autorizzazione dell’Europa. Le obiezioni sicuramente ci saranno, trattandosi di aiuti di stato ma, nel dramma di situazioni come la nostra, senza aiuti di Stato, una ripresa non è possibile. Peraltro, personalmente, nutro molti dubbi sul divieto degli aiuti di stato, in quanto – ha rimarcato infine-senza l’intervento pubblico in alcune situazioni difficili, quale è quella della calamità naturale che si è verificata nel centro Italia, è impossibile risollevarsi”.

  Carla Campetella

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L'Amministrazione Provinciale di Macerata ha intitolato a Roberto Massi Gentiloni Silveri il ponte appena ristrutturato sulla Strada Provinciale 78 nei pressi della Abbadia di Fiastra.
Roberto Massi amava la nostra terra ed ha dedicato molta parte della sua vita alla promozione del nostro territorio.
La sua opera è stata determinante in particolare per il rilancio e la valorizzazione della riserva naturale Bandini e della sua Abbazia tali da costituire oggi un complesso meraviglioso e una vera eccellenza per arte, storia,cultura, paesaggio e ambiente,
E' il luogo che rappresenta in modo autentico la storia di questa terra, le sue origini , le sue tradizioni ed i valori della nostra gente,

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