San Severino, il "caso" Boscorosso infiamma il consiglio comunale

San Severino, il "caso" Boscorosso infiamma il consiglio comunale

Un consiglio comunale infuocato, quello che si è tenuto a San Severino Marche, e che ha visto la minoranza abbandonare lassise dopo la discussione e l’approvazione della variante al piano regolatore dell’azienda Boscorosso.

Quattordici erano i punti all’ordine del giorno, tra i quali compariva l’interrogazione di Massimo Panicari e Gabriela Lampa sullo stato del progetto del Glorioso, due mozioni del Movimento 5 Stelle (una riguardante il Question time cittadino e una idee e spunti per incrementare il turismo) e la delicata vicenda Boscorosso di cui si parla ormai da più di un anno e mezzo.

Ad introdurre i lavori è stato il sindaco Rosa Piermattei con un aggiornamento della situazione post sisma e numeri inquietanti che riguardano la ricostruzione: “San Severino conta 1.096 edifici inagibili ma all’ufficio ricostruzione della Provincia sono stati presentati 157 progetti di cui solo 14 finanziati”. Il 20 dicembre è stato inaugurato il villaggio Sae che è stato dotato di videosorveglianza e del senso unico ed è stato potenziato il trasporto pubblico dal villaggio al centro e viceversa.

Sono iniziati già i lavori di predisposizione del cantiere per la scuola provvisoria Luzio - ha poi fatto sapere il sindaco - e a breve inizieranno quelli di costruzione e vedremo finalmente realizzato un progetto per cui tanto ci siamo battuti”. Sul fronte delle demolizioni è in via di conclusione l’iter per l’abbattimento di due palazzine in viale Mazzini, ma all’appello ne mancano ancora sei, due delle quali aggiuntesi di recente. In totale sono stati demoliti 39 edifici. Piermattei è poi passata in rassegna ai finanziamenti per le opere pubbliche erogati, tra i quali figurano anche quelli per la nuova scuola Luzio, per il palazzo municipale e per i laboratori dell’Ipsia Pocognoni. Sono poi state concluse le indagini per la microzonazione di terzo livello i cui risultati verranno a breve comunicati.

Sulla situazione dell’Itts Divini il sindaco ha spiegato che i rallentamenti sono stati dovuti all’intrecciarsi di due situazioni: “la ricostruzione dei laboratori appaltata prima del sisma, a cui poi si è aggiunta anche quella della scuola. Per i primi, non sono mai iniziati i lavori perché dopo le indagini geologiche post sisma, è stato necessario rivedere il progetto. Il costo - ha spiegato - è incrementato di circa 270mila euro e la provincia ha chiesto la copertura finanziaria. Il progetto della scuola è stato validato e Invitalia sta valutando le proposte migliorative. L’inizio lavori è previsto entro aprile e dureranno 150 giorni”.

Si è passati poi alla discussione dell’interrogazione a firma Lampa e Panicari sul progetto del complesso monumentale del Glorioso che dovrà accogliere il centro diurno per disabili Il Girasole.

Vanna Bianconi, assessore alle politiche sociali, ha fatto sapere che “l’appalto se l’è aggiudicato il consorzio stabile Cosis di Spoleto con un ribasso del 25,19%, superiore alla soglia di anomalia. Pertanto - ha aggiunto - abbiamo dovuto attendere la conferma dei requisiti e richiedere tutti i certificati. Riteniamo che per aprile il Girasole potrà prendere possesso della sua nuova sede”.

Piccola bagarre durante la discussione di due variazioni al bilancio durante le quali, più che delle variazioni stesse, si è discusso delle luminarie natalizie e della scelta di realizzare le Sae per poi procedere con le mozioni di Mauro Bompadre, del M5S, entrambe bocciate. Una proponeva di introdurre il Question time cittadino in consiglio comunale, respinta perché non ritenuta un’urgenza e perché svilirebbe, secondo l’assessore Tarcisio Antognozzi, il ruolo del consiglio stesso. L’altra riguardava alcune idee per il rilancio turistico della città alla quale Vanna Bianconi e il vice sindaco Giovanni Meschini, hanno risposto con l’introduzione di alcune iniziative in programma per il 2018 tra cui il Feronia Festival, durante il quale docenti di teatro, scenografi, truccatori terranno corsi e workshop per una settimana, nel mese di luglio.

A scaldare gli animi ci ha pensato il caso Boscorosso: si tratta dell’omonima azienda che ha presentato al Comune una variante al piano regolatore per la realizzazione di stalle per mille metri quadrati. Va ricordato che la questione va avanti da oltre un anno: durante gli ultimi mesi dell’amministrazione Martini, la ditta, insieme alla Agricola Rocchetta (entrambe aziende del ramo agricolo della Cemeco), aveva avanzato la richiesta per la realizzazione di due mega stalle da 6mila metri quadri ciascuna, adducendo la motivazione che quelle erano le dimensioni affinché si potessero avere dei guadagni. A corollario di ciò, un’altra società del noto gruppo settempedano, si era resa responsabile di un disboscamento incontrollato proprio nei pressi dell’azienda agricola Boscorosso, l’area interessata era stata posta poi sotto sequestro dalla Forestale e c’è ancora una causa penale in corso. Con l’uso di ruspe ed escavatori, in quell’area è stato distrutto un bosco di piante protette.

Con l’insediamento dell’amministrazione Piermattei i progetti faraonici vennero bocciati, la ditta ricorse al Tar che diede ragione al Comune ma ha poi ripresentato di recente un progetto ridimensionato che rispetterebbe i limiti imposti dall’amministrazione. Tant’è che l’amministrazione ieri sera ha approvato la variante e le minoranze hanno abbandonato l’aula.

Abbiamo chiesto delle garanzie per la tutela dell’ambiente - ha spiegato l’assessore Sara Bianchi - ma dobbiamo anche consentire lo sviluppo del territorio. Avevamo promesso che avremmo permesso il progetto solo se limitato ad un massimo di mille metri quadri e la coerenza è una prerogativa che ci appartiene. Gli interventi devono essere realizzati facendo attenzione che si inseriscano nel contesto delle tipologie costruttive delledilizia locale e che si facciano tutti gli interventi di mitigazione e sistemazione a verde per minimizzare inquinamento visuale, sonoro e atmosferico. No a nuove superfici con pannelli fotovoltaici e la ditta, prima del rilascio del titolo abilitativo, deve presentare apposita polizza fideiussoria a copertura del corretto adempimento del tutto”.

Panicari ha espresso tutta la sua contrarietà specificando che per i capi che l’azienda ha “sono sufficienti 400 metri quadri al massimo, oppure va richiesta la fideiussione sull’implemento del bestiame altrimenti non abbiamo garanzie che vi sia un impegno reale dell’azienda. Nessuno oggi può dirci che questo non serva solo ad accedere ai fondi del piano di sviluppo rurale”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il grillino Bompadre che non dimentica quanto accaduto in quelle aree e quanto sosteneva l’allora gestore: “Diceva che per far reddito le dimensioni dovevano essere almeno di 6mila metri quadri per ciascuna azienda. Adesso scopriamo che bastano anche mille metri? Qualcosa non mi torna. È inquietante questa vicenda”. 

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