Ripensare Camerino. Il documento strategico per la ricostruzione attende il via libera del Governo per l’operatività

Ripensare Camerino.  Il documento strategico per la ricostruzione attende il via libera del Governo per l’operatività

Una riapertura per comparti della città e non a macchia di leopardo, seguendo la logica delle unità urbane, per cominciare a  ridare normalità e all’ abitare di alcune zone del centro storico. E’ quanto prevede il documento strategico di linee guida per la ricostruzione di Camerino e dei suoi territori, redatto a seguito del percorso svolto dallo Studio Cucinella e SOS School of Sustainability in collaborazione con Ascolto Attivo, attraverso il coinvolgimento diretto dell’amministrazione comunale, degli enti e degli stessi cittadini.

Sicurezza, abitare, servizi e mobilità, risorse sono i 4 pilastri della strategia, risultato del lavoro di progettazione partecipata svolto dal team WSR.   La presentazione è avvenuta lo scorso 31 ottobre, di fronte al folto pubblico dell’auditorium Benedetto XIII, con l’intervenuto del sindaco Pasqui e la presenza dell’amministrazione comunale, dell’arcivescovo Brugnaro, del rettore Pettinari e delle autorità militari. Un lavoro che è il risultato delle informazioni e idee raccolte dal gruppo di giovani architetti, nel corso dei 4 incontri partecipati dai cittadini e, attraverso i quali si è  giunti ad identificare obiettivi e azioni per concretizzarle, tenendo in vista le esigenze della città e del territorio. Partito con la condivisione di tutti, come percorso unico d’interfaccia con le varie istituzioni, il progetto da subito ha dichiarato la sua ambizione di fare di Camerino un caso di scuola nella ricostruzione.  Per l’incarico al grande professionista il comune ha messo risorse proprie ed ora, per rendere operativa la strategia e poter realizzare il caso di scuola, occorre la condivisione del Governo e della Regione. Le norme infatti non consentono al comune di rinnovare l’incarico all’architetto Cucinella.

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“ Un inizio di lavoro- ha spiegato il sindaco Pasqui- che non dovrà guidare solo la città di Camerino ma tutto un territorio. Proprio dalla nostra città potrebbe infatti partire l’esempio di un plastico che, oltre ad essere riferito a Camerino, potrà applicarsi in tutti i territori colpiti dal sisma. Il progetto è partito proprio con questo spirito: fare un primo step con un incarico diretto del comune e secondo le normative, e, in seconda battuta, continuare grazie anche all’aiuto del Governo. Era questo sin dall’origine, il percorso tracciato con il Commissario Errani e condiviso anche dal presidente della Regione Ceriscioli. Errani  si è dimesso a settembre ma - ha continuato Pasqui-, immagino che anche l’attuale Commissario per la Ricostruzione, vorrà sposare questo grande ideale di percorso che diventerà una “luce satellite” per tutti. Proprio nei prossimi giorni è in programma un incontro con Paola De Micheli per cercare di andare a definire l’iter procedurale, che ci si prospetterà per continuare. Altrimenti, il comune di Camerino, nel rispetto della norma di legge, ha solo la possibilità di mettere a bando la prossima progettualità, con l’eventualità che a vincere la gara possa essere qualsiasi partecipante. A mio avviso- ha sottolineato - la fase preliminare di lavoro ha mostrato i caratteri di uno studio molto interessante e, oltretutto, segnato da una grande condivisione e partecipazione dei cittadini. Apprezzo molto il ‘modus operandi’ dell’architetto Cucinella e di tutto il suo staff, proprio perché le progettualità vengono lasciate aperte. Egli stesso più volte ha affermato di essere qui a dare una mano ma che poi la palla passa alle persone, per un lavoro fatto insieme, che ha per fine il raggiungimento di obiettivi di fondamentale importanza che sono quelli della ricostruzione”.  

Il processo- ha dichiarato Cucinella-  sarà quello di conoscere la città nel sistema delle relazioni per  poi confrontarci con gli strumenti urbanistici che dovranno sottostare alle norme di legge. I piani attuativi però sono degli strumenti che al loro interno prevedono delle regole che possiamo anche scrivere  in funzione dei bisogni. Nutro ottimismo per il fatto che, nell’arco di un certo lasso di tempo e, anche con la collaborazione dei professionisti, si possa innescare un meccanismo che porti risultati. Ci vorranno probabilmente dieci- quindici anni e, anche se per quello che potrò continuerò a frequentare Camerino, sicuramente saranno i professionisti locali a confrontarsi con la realtà della ricostruzione. Ritengo comunque che innescare quel meccanismo nella direzione giusta sia proprio  il lavoro che stiamo cercando di fare, condividendolo al massimo”.

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Parlando degli incontri di progettazione partecipata, tenutisi tra maggio e giugno a Camerino, la portavoce del team li ha definiti “ una chiave nuova che sa guardare al futuro”.  “ L’ispirazione- ha detto- è venuta dall’esperienza del Friuli, dove la ricostruzione post-sisma ha funzionato grazie alla partecipazione degli abitanti. Noi abbiamo puntato più alto: non dov’era com’era ma una visione nuova di Camerino, riuscendo ad immaginare qualcosa che guardi avanti.  E la cosa che ci ha emozionati di più nel corso dei laboratori, è stato scoprire che gli abitanti di Camerino erano pronti”.

“ Gli incontri - ha detto l’architetto Cucinella- hanno evidenziato quanto sia forte nei cittadini. L'attesa di rientrare nel centro storico. La distanza e l’impenetrabilità della zona rossa (anche se in alcune vie basterebbero pochi interventi) rappresenta un dramma e una sofferenza psicologica per gli abitanti. Per essere realisti– ha continuato- l’obiettivo è realizzare degli interventi che consentano, con una sorta di meccanismo a catena e passo dopo passo, di cominciare a riconquistare pezzi di centro storico. E’ chiaro l’operazione non sarà possibile tutta in una volta, ma per unità che verranno definite insieme, con gruppi di condomini che si mettono d’accordo per cominciare ad agire, aiutando e facilitando anche il processo di ricostruzione. Ed è importante riattivare anche le strutture pubbliche perché la cultura è il primo segnale di una rinascita collettiva: allora, magari mettiamo a posto il palazzo ducale, l’arcivescovado e il teatro; intanto, apriamo alcune zone, sistemiamo con l’accordo dei condomini alcuni palazzi in modo tale che la gente possa tornarvi come destinazione. Credo che sia un senso di reale per poter cominciare; poi se ci si rimbocca tutti le maniche e lo facciamo tutto in una volta io posso essere solo che contento, ma intanto, bisogna attivarsi e sollecitare a fare delle azioni anche gli antri enti come l’arcidiocesi, l’università, il comune. Alcuni luoghi- ha spiegato- si possono riaprire anche molto rapidamente; per le persone è importante anche andarsi a mangiare un gelato in piazza, e, per renderlo possibile, non è necessario rimettere a posto tutta Camerino. In fondo queste operazioni rendono possibile quel ritorno ad una ‘normalità’ della quale la gente ha bisogno: andare a pregare in una chiesa,  ritrovarsi a mangiarsi un panino o a scambiare due chiacchiere con un amico. Riuscire ad aprire alcuni segmenti della quotidianità, prima ancora di abitare, significa restituire molto- ha sottolineato Cucinella-; è un segnale importante, perché tutti hanno bisogno di quei luoghi che sono nel loro DNA, cosa che a L’Aquila, ad esempio, non è riuscita, e sono trascorsi quasi dieci anni..

Siccome siamo consapevoli che certe cose non hanno funzionato, troviamo dei meccanismi diversi e nuovi. Ripensare Camerino alla luce di quello che è successo, è anche occasione per togliere edifici ormai chiusi da tempo, o che sono delle cose sorde che non creano relazione; togliendo ad esempio l’edificio dell’ex tribunale si apre una vista straordinaria sul paesaggio; tornare in centro e trovare una nuova Camerino, dove ritornano più volentieri i giovani, dove la gente può trascorrere la domenica guardando un panorama che da quella postazione non aveva mai visto prima, ha un suo valore. Tutte queste- ha concluso l’architetto-  sono azioni da fare con la condivisione di tutti, con la consapevolezza che è giusto fare così. Il processo che vorremmo innescare è dunque quello di una comunità che decide cosa fare e noi, che facciamo il mestiere, li aiutiamo. E poi, come dice giustamente l’arcivescovo Brugnaro, Camerino non è una città autoreferenziale; è talmente importante come città che, se metti a posto, non lo fai solo per Camerino ma per tutto il territorio che intorno ad essa gravita. Mettere in moto Camerino vuol dire dare una mano di metodo anche agli altri sindaci dei borghi più piccoli, che sono tutti in grande difficoltà, perchè si trovano a dover affrontare un qualcosa che è più grande di loro e hanno bisogno di essere aiutati “. 

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