Un anno dalla prima scossa. Pasqui : “ Non eravamo stati inclusi nel cratere. Oggi sarebbe opportuno diversificare”

Un anno dalla prima scossa. Pasqui : “ Non eravamo stati inclusi nel cratere. Oggi sarebbe opportuno diversificare”

 

Un anno dal terremoto del 24 agosto 2016 che portò morte e distruzione colpendo Lazio Marche Abruzzo ed Umbria. Danni e inagibilità già da quella data per Camerino dove la sezione locale della Croce Rossa Italiana allestì subito il centro di accoglienza tenuto in piedi per parecchi giorni in località Le Calvie. Diversamente da altri 29 comuni delle Marche, la città ducale non venne inclusa nel cratere sismico. Una data che il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui ricorda molto bene anche se le proporzioni della devastazione solo due mesi dopo avrebbero assunto un peso da far paura.

“ Per me la data del 24 agosto- spiega il primo cittadino- sta a significare proprio il modus operandi di cui ci troviamo a fare le spese. Seppur dopo quella scossa Camerino avesse subito danni importanti, venne esclusa dal cd.cratere. A metterci letteralmente in ginocchio poi sono state le scosse di ottobre. Eppure quella data del 24 agosto ha il significato di una condotta che assolutamente non sta andando per il verso giusto; quello che non riesco a capire- continua Pasqui- è come mai, se il 24 agosto il riferimento dei nostri danni, pur di rilevo, non era tale da farci includere nel cratere, dopo le scosse di ottobre figurano nel cratere ben 140 comuni senza diversificazione nel livello dei danni subiti.”  Il sindaco tiene a puntualizzare che il punto focale è proprio quello della necessità di fare un esame reale dei danni subiti dalle diverse città, stilando una serie di graduatorie e di fasce. “ Proporrei proprio di diversificare secondo una prima, seconda e terza fascia nelle quali inserire i comuni in relazione alla gravità dei danni subiti- aggiunge – altrimenti si rischia di non avere un’economia sufficiente per portare avanti la ricostruzione. Se dunque amaro è il ricordo della data di un anno fa che diventa ancora più drammatico ricordare il sisma del 26 ottobre e 30 ottobre. La paura e il dramma delle persone che fuggivano mi ha accompagnato per giorni; oggi il nostro centro storico è in zona rossa  e i danni sono gravissimi ma Camerino può dire comunque di non aver perso nulla e- puntualizza – contrariamente a quanto qualcuno si diverte ancora a sostenere, non siamo sicuramente secondi ad altri paesi. La competizione tra comuni in questo senso è davvero puerile; qui non c’è nessuna gara ad arrivare primi perché ogni comune sta facendo il massimo, così Camerino, nonostante i danni gravissimi subiti (e non a caso l’ingegnere Spuri ha affermato pubblicamente che sono maggiori di quelli riportati da tutta la regione Umbria). Certo, per rimettere in piedi  una città così ferita, ci vuole un tempo lungo, ma nulla si è fermato”.

Pasqui riferisce di lavori a buon punto per le SAE, per le quali è stato necessario arrivare ad un ordinativo certo per destinatari che abbiano reale diritto e la necessità di esperire sopralluoghi presso gli immobili. “Un conto è fare i circa 5000 sopralluoghi di Camerino, un conto doverne portare avanti 1000 o 500. Altro punto sono i numeri importanti di “casette” per  installare le quali  sono necessari grandi appezzamenti di terreno e, da noi, c’è anche la difficoltà della tenuta dei terreni. Molte aree proprio per questo non sono risultate idonee e anche una volta trovata un’area idonea- continua Pasqui- si è presentata la difficoltà di capire come poterla raggiungere con le opportune strade. Aggiungo anzi che, a tutt’oggi, se avessi dovuto rispettare alcune regole, quali avere apparati fognari e strade a posto, non so se avrei potuto dare il via ad alcune situazioni. Porto ad esempio il fatto che la città dopo il terremoto si è sviluppata tutta nell’area di San Paolo dove troviamo la Caserma dei carabinieri, il commercio, le scuole, e troveremo anche tante SAE, se pensiamo a tutti gli scarichi e all’acqua che esce dalle tubature, è necessario un potenziamento. Già qualche mese fa sono iniziati ragionamenti per risolvere la questione e, solo nell’ultima riunione siamo riusciti a trovare un punto d’incontro, seppure teorico, Qual è la via giusta? Iniziare i lavori, o aspettare di risolvere le problematiche? Comprenderete che, contrariamente a quanto qualcuno vuole far passare, stiamo andando avanti ad una velocità significativa. I commercianti li abbiamo messi quantomeno nella condizione di poter svolgere il loro lavoro anche se dentro un tendone; non abbiamo accettato i semplici moduli che avrebbero dovuto arrivare ma abbiamo aperto un dialogo costruttivo che ha significato anche grande disponibilità da parte dei dirigenti della Regione nel concedere in molti casi molta metratura  in più a disposizione e, grazie all’università di Camerino che ha elaborato la progettualità del nuovo centro commerciale avremo anche una nuova piazza e un luogo di aggregazione per le persone. Tutto questo è figlio di tanto lavoro come lo è l’essere riusciti a mantenere sostanzialmente tutti i servizi, compreso da ultimo l’ufficio del Giudice di Pace. Inviterei a venire con me chi sorride sulle tempistiche che il sindaco non è in grado di dare in maniera certa, in modo tale da rendersi conto di persona che, per dare certezze, bisogna avere certezze. Io do tutte le certezze che sono in condizione di dare”.

Intanto il sindaco orientativamente parla di fine settembre per la riapertura di piazza Cavour. “ La piazza verrà restituita agli abitanti. Me lo sono imposto come simbolo e vorrò festeggiare quel momento con tutta la comunità, ma non è l’unico segnale di recupero di una città che giorno dopo giorno sta riacquistando tanti metri. Anche qui la velocità è dettata dalle regole e, a tal proposito- conclude Pasqui- voglio puntualizzare anche che se fosse per me ordinerei tante demolizioni di immobili datati. Ma la verità è che il sindaco prende atto, non decide. Nessuna legge prevede che un sindaco decida la demolizione, dovendo solo prendere atto di quello che il tecnico decide nel GTS. In alcuni casi però, come nella fattispecie con tutta probabilità avverrà per il noto palazzo di via Seneca con l’accordo dei proprietari degli appartamenti, la demolizione sarà possibile anche per la messa in sicurezza della pubblica via. Sto addirittura sostenendo che qualora  la messa in sicurezza abbia a rivelarsi più costosa di una demolizione e se la demolizione è voluta dai proprietari, è bene demolire ma, anche qui, la decisione è dell’Ufficio Ricostruzione della Regione Marche, lo stesso che dovrà dare l’autorizzazione per la demolizione del palazzo Toffee”.

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