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Auguri Verdicchio. 50 anni e grande festa a Matelica per un vino speciale

Auguri Verdicchio. 50 anni e grande  festa a Matelica per un vino speciale

Non ce ne vogliano gli amici della Vallesina, ma il Verdicchio di Matelica non ha rivali e a tavola è un vero e proprio Re.

Un vino bianco che nel 2017 compie 50 anni dal riconoscimento della D.O.C. del vino Verdicchio di Matelica, la cui legge fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 21 luglio 1967.

E’ stato il primo vino bianco marchigiano ad acquisire la DOC (acquisita in quell’anno anche dal Rosso Conero) ed il 14°mo assoluto in Italia, subito dopo il Brunello di Montalcino. Certamente fu un primato pieno di significati, sia per la grande efficienza tecnica e politica del nostro territorio negli anni 60’, sia per la lungimiranza testimoniata nelle politiche agroalimentari.

Oggi 50 anni di storia di questa DOC sono una certificazione di qualità molto importante ed inequivocabile: la storia come migliore testimonial della qualità totale del progetto Verdicchio.

Già dalla scorsa fiera del Vinitaly di Verona, i produttori di tutti i comuni che ricadono nella DOC del Verdicchio di Matelica stanno celebrando con varie iniziative questo anniversario.

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Sabato 22 luglio alle h 9.30 avverrà l’inaugurazione del primo Monumento al Verdicchio di Matelica, un’opera dell’artista Andrea Silicati e subito dopo alle 11.00 al Teatro Piermarini di Matelica si svolgerà un convegno/talk show condotto da Carlo Cambi (giornalista anche di Linea Verde) sul tema economico legato al Verdicchio, con la partecipazione di: assessore regionale all’Agricoltura nonché vice presidente della Regione Marche Anna Casini, gli 8 sindaci dei comuni ricadenti nel territorio delimitato dal disciplinare di produzione, il rettore di Unicam, gli imprenditori Massimo Mancini della Pasta Mancini e Sandro Parcaroli della Med Lab, oltre a Umberto Gagliardi presidente dell’Associazione Produttori del Verdicchio di Matelica e il presidente di IMT Antonio Centocanti.

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Questa DOC è un patrimonio comune di altissimo valore culturale ed economico, e rappresenta una reale strategia di sviluppo adeguata ai tempi di crisi industriale e post sisma che stiamo vivendo e gestendo.

La vite ed il vino fanno parte della cultura millenaria di Matelica. Se i vinaccioli di vitis vinifera scoperti all’interno della tomba di Villa Clara all’interno di un bacile di bronzo sono realmente in fase con la sepoltura del principe-guerriero che vi era deposto accanto, questi risalgono a 2650 anni fa. Essi costituiscono i resti di grappoli d’uva deposti insieme ad altre offerte alimentari, quali prodotti a base di latte ed un maialino, al momento della tumulazione dell’illustre defunto nell’ambito di un rituale religioso che rimanda a culti della natura e della terra. La presenza dell’uva domestica deposta come offerta funebre nel bacile della tomba di Villa Clara costituirebbe una delle rarissime e più antiche testimonianze in tutta l’Italia centrale, prova evidente della coltivazione della vite e della produzione del vino che ben si accorda con la vasta presenza nei corredi tombali di Matelica, risalenti al VII secolo a.C., di vasellame, bronzeo e ceramico, legato al simposio degli aristocratici matelicesi di quel periodo

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Dalle ricerche della storica matelicese Prof.ssa Maria Fiorella Conti, emergono numerose testimonianze come quella citata dallo storico Vincenzo Maria Cimarelli nel 1642 che afferma che "Alarico re dei Visigoti, nell'anno del Signore 410, diretto al Sacco di Roma, portò via con sé da queste terre quaranta muli con gerle cariche di barili di vino perché nulla rendeva ai suoi guerrieri più bellicosi e più coraggiosi del Verdicchio".

L'atto notarile sicuramente più interessante per quello che riguarda la storia del Verdicchio di Matelica è conservato presso l'Archivio di Stato di Macerata, Sezione di Camerino. Si tratta di un documento rogato dal Notaio matelicese Niccolò Attucci, datato 12 Gennaio 1579 in cui si scrive che “Item se obliga piantarci tutti buoni vitiami, et per di più Verdichio et Brungentile”: si tratta, fino ad oggi, della prima citazione esplicita del vitigno Verdicchio per Matelica!

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Per capire poi quanto la viticoltura da sempre è parte della cultura matelicese, va citato, nell’iconografia legata al vino, il dipinto raffigurante il Torchio Mistico della Chiesa di S. Agostino, realizzato da un anonimo pittore della metà del XVI secolo che rivela forti influenze della pittura nordica: la crudele visione vede in alto il Padre Eterno che sta torchiando il Figlio, utilizzando la croce alla quale Gesù, in piedi in un tino colmo d’uva, è ancora inchiodato con le mani.

Quindi 50 anni di storia che arrivano dopo secoli e millenni di vitivinicoltura.

Oggi il Verdicchio di Matelica conta circa 350 ha di superfice vitata, con un potenziale produttivo di 4.550.000 kg di uva atta ad un potenziale produttivo di quasi 3.200.000 litri di Verdicchio di Matelica doc. 13 le aziende associate ai Produttori del Verdicchio su un totale di 15.

Il Verdicchio di Matelica Riserva DOCG e il Verdicchio di Matelica DOC sono due tipologie di vino dotate di forte personalità organolettica che si esprime come sintesi e fusione di tutti i fattori ambientali, umani e sociali di un territorio unico per la sua geografia e la sua storia: la loro peculiarità è la conseguenza della particolarità pedo-climatica-morfologica della sinclinale Camerte, unica valle marchigiana ad essere disposta Nord-Sud: escursioni termiche continentali molto forti a seguito della totale chiusura al mare Adriatico, ma soleggiamento mediterraneo del 43°mo parallelo: un “unicum” di terroir che crea un “genius loci” molto efficace nel definire una Tipicità scientifica.

A tavola il Verdicchio di Matelica sostiene e migliora una trionfale successione di Seppie, Totani, Calamari, Moscardini, Cannocchie, Scampi, Astici di fiume e di mare, con stupende sensazioni che derivano da un perfetto equilibrio. Vanno esclusi tutti gli ingredienti che potrebbero determinare un rinforzo delle percezioni dure, determinando con il Verdicchio sensazioni di amarognolo e sgradevolezza: spezie che esprimono il piccante, extravergini amarognoli, aceto, pomodoro, molluschi bivalve per la loro sapidità, pesce azzurro per l’amarognolo e le persistenti sensazioni iodate. Sono altresì indicati abbinamenti con pesci come Cernia, Merluzzo, Gallinella di mare, Spigole ed Orate. Ma sempre con piatti ricchi di untuosità, necessaria per contrastare la potenza alcolica. Eccellente e molto territoriale l’abbinamento con la trota: vino e pesce di montagna. La freschezza e l’alcolicità che lo contraddistinguono lo rendono sublime con il fritto dell’Adriatico, anche in tempura; lo è anche con altri fritti come di Coniglio, di rane, e di Olive ripiene all’Ascolana. Nel mondo dei formaggi si sposa, per la sua sapidità, con quelli freschi tendenzialmente dolci e burrosi come pecorini, caprini, Casciotta di Urbino, Robiola d’Alba, Stracchino. Si lega felicemente con salumi nei quali è presente una buona grassezza e una tendenza dolce, come il Ciauscolo, sono sconsigliati i salumi stagionati come il Salame di Fabriano, ed i prosciutti, specialmente la tipologia di montagna.

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