Notizie religiose nelle Marche

Incontro fraterno e scambio di auguri natalizi tra l’Arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro e il suo predecessore alla guida della diocesi di Camerino – San Severino Marche Angelo Fagiani presso il seminario di Fermo, dove mons. Brugnaro è stato accolto anche dall’Arcivescovo Metropolita Rocco Pennacchio, tornato in diocesi dopo la convalescenza vissuta nella sua Matera a seguito dell’incidente stradale in cui è rimasto coinvolto qualche giorno fa.

La mattinata della vigilia di Natale di mons. Brugnaro è poi proseguita con la visita ad alcuni ex detenuti con i quali l’Arcivescovo, che ha svolto per alcuni anni fino al terremoto dello scorso anno l’ufficio di cappellano del carcere di Camerino, ha mantenuto cordiali rapporti.

Quindi la visita a Gagliole a don Luigi Pistoni, anziano sacerdote attualmente ospite nella locale casa di riposo, e ad Andrea Giorgetti, giovane costretto in carrozzina a causa di una grave malattia, con il quale l’Arcivescovo ha stretto affettuosa amicizia.

tre vescovi

A mezzanotte, poi, la celebrazione della messa di Natale presso l’auditorium Benedetto XIII di Camerino. Mattina del giorno di Natale dedicata ai malati con la visita ai ricoverati presso l’Hospice di San Severino Marche prima delle celebrazioni eucaristiche natalizie alle 11 al Benedetto XIII di Camerino e alle 17 nella chiesa di San Lorenzo in Doliolo a San Severino.  

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Tradizionale scambio di auguri natalizi tra l'Arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro e i sacerdoti e i laici che prestano il loro servizio nella curia arcivescovile di Camerino – San Severino Marche. "Potrebbe essere questo l'ultimo Natale che vivo a Camerino – ha esordito l'arcivescovo, che tra qualche mese compirà 75 anni, dopo aver ringraziato il vicario mons. Nello Tranzocchi che a nome di sacerdoti e laici e dei presenti aveva formulato gli auguri – Come sapete ho desiderato incontrare di recente il papa e vista la situazione della nostra diocesi ho chiesto che al compimento del mio 75° anno di età non venga utilizzata la formula canonica del "rimani fino a che non si provveda diversamente", ma ci sia una certezza e una continuità tempestiva.

Questo non per me, quanto per la realtà che siamo chiamati a servire. Essa esige una continuità e tempestività di presenza dato che si metteranno in moto progetti riguardanti sia la riparazione delle chiese sia l'attività di cura delle persone. Siamo, infatti, chiamati ad inventare un processo di normalizzazione che deriva dai fatti. In secondo luogo questo esige una serena collaborazione per raggiungere obiettivi che producano il bene per tutta la comunità. Se sopportiamo gli uni i pesi degli altri ogni fatica diventa produttiva per un futuro buono. Infine credo sia importante ricordarci che siamo chiamati a lavorare per una comunità di fede. Quindi le persone che ci avvicinano debbono trovare in noi accanto alla competenza la consapevolezza di servire un di più, la comunità cristiana".       

 

(Papa Francesco insieme all'Arcivescovo Francesco Giovanni)

 

Incontro Papa e Vescovo Brugnaro

 

(Il papa accoglie calorosamente mons. Brugnaro)

stretta di mano papa vescovo

 

 

(da sinistra l'ingegnere Carlo Morosi, il prof. Ippolito Antonini, l'arcivescovo Francesco Giovanni, il vicario mons. Nello Tranzocchi)

saluti curia Morosi Antonini Brugnaro Tranzocchi

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Mercoledì 20 dicembre a Visso, simbolo emblematico del terremoto, è stata tenuta la lectio di Avvento dell’Arcivescovo Francesco Giovanni organizzata dal Servizio di Pastorale Giovanile diocesana. La scelta non è stata improvvisata, ma dettata da un preciso desiderio di vicinanza fraterna alla popolazione gravemente colpita dal sisma. Il luogo caratteristico denso di reale provvisorietà (un multi container assemblato) imponeva un clima di silenzio. Un vero raccordo esistenziale con quello che da lì a poco si andava a meditare grazie alla competente riflessione dell'Arcivescovo sul Vangelo di Luca (Lc 2,1-20). La nascita di Gesù e ‘la fretta’ dei pastori nell’andare a vedere l’evento salvifico scaturire da una mangiatoia. Come si poteva reagire alle parole dell’Angelo? Andando, vedendo, lodando.
Queste in sintesi le parole introduttive del Vescovo: “La verità, la bellezza che ci tocca tutti, credenti e non, sta in una verità: Dio ha inventato un modo nuovo per andare incontro agli uomini. Non si tratta di potenza, di creazione, di culto. Dio è venuto nella carne. Dio si è avvicinato ancor di più diventando uomo”. Un ‘incipit’ autorevole atto a dipingere un quadro interessante. Due tonalità. La prima di tipo esistenziale. Dio ha scelto la debolezza della carne, lo scorrere del tempo, la portata dello spazio. Dio entra in questa umanità. Abita e si colloca nella storia. Gesù è nato tra gli uomini. La seconda riguarda l’atteggiamento sorprendentemente umile dei pastori. Essi sono considerati categoria bassa, ultima. Primi però, nel ricevere l’annuncio dell’Angelo.
Gente incapace di culto, vite semplici che assecondano il ritmo quotidiano collegandolo alla vita degli animali stessi di cui loro sono custodi. Altrettanto pronti, tuttavia, ad accogliere la novità di un bambino in fasce. Nei pastori la netta adesione alla gioia annunciata (Vangelo) che non è esclusiva o conquistabile arbitrariamente. “Tocca a te dare futuro a questa gioia”, l’invito del Vescovo risuona nel cuore dei giovani presenti e richiama alla responsabilità del credente. Non c’è fede autentica se non nella gioia. Questo ci provoca alla verifica della ‘nostra’ gioia. Da essa dipende anche la dinamica missionaria e testimoniale della fede. Vale più un sorriso, uno sguardo benevolo che una nozione di verità. Quest’ultima riflessione si aggancia con la situazione sofferente e disarmante per certi versi delle zone di Visso e Ussita. Dare gioia significa investire questa realtà non subendola, ma vivendola come presenza di Cristo. Certo, nelle intercessioni al momento della preghiera comune, non sono mancate preghiere perché possa risplendere una più accorata e veloce azione di risanamento concreto. Non solo coscienza ma anche ‘corpo’. La serata si è conclusa con un gesto di speranza: l’accensione personale dalla corona dell’Avvento di un lumino. Solo la Luce della Parola può stanare e dissipare le tenebre dell’uomo. Ma dopo la liturgia del ‘Gloria’ angelico inizia quella terrena fatta di discernimento e movimentazione. I pastori vanno alla mangiatoia. Termina il momento di preghiera con le parole di Don Gilberto, parroco di Visso, che ringrazia per la ‘coraggiosa’ presenza alla Lectio. Viene fatto un cenno al disagio attuale provocato dal sisma, fiducioso in un repentino miglioramento, viste le condizioni avverse dell’inverno.

don Luca Ferro

 

lectio vescovo

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