Notizie religiose nelle Marche
Si è conclusa alla Pontificia Università Lateranense la prima edizione della Scuola Internazionale di Management Pastorale. Lunedì 23 maggio, ben 27 corsisti provenienti da diverse parti d’Italia e del mondo hanno presentato e discusso i loro projects work - realizzati al termine della Scuola mediante i nuovi strumenti appresi nel corso delle lezioni – davanti alla Commissione di valutazione presieduta dal dottor Giulio Carpi, direttore della Scuola di Management Pastorale, e composta dai docenti e dai tutor della Scuola e da alcuni membri esterni: il dottor Gian Luigi Contin, consulente manageriale, Mons. Roberto De Odorico, segretario generale della PUL, Don Mirko Integlia, segretario particolare del Rettore della PUL e dalla Dottoressa Chiara Ammenti, legale dell’Università Lateranense. Carichi di emozione, i corsisti hanno illustrato nel dettaglio i loro progetti considerati tutti innovativi e professionali dalla stessa Commissione. Aiuto ai poveri, sostegno agli impiegati di Curia, microcredito per le parrocchie in difficoltà, valorizzazione di beni ecclesiastici non utilizzati. Sono solo alcuni degli obiettivi che i vari progetti presentati mirano a realizzare nelle realtà ecclesiali e territoriali di ciascun corsista. Nel pomeriggio, il Rettore della PUL, Mons. Enrico Dal Covolo ha tenuto un discorso ufficiale a conclusione del Master, evidenziando l’importanza degli strumenti forniti dal corso ai sacerdoti e ai laici per garantire una buona e trasparente gestione. Ma per i “neo specializzati” in Management pastorale l’avventura non finisce qui: sono in cantiere nuovi appuntamenti e incontri di formazione post-master che verranno presentati nei prossimi mesi. Tra i partecipanti anche Simone Ansovini della diocesi di Camerino – San Severino Marche, che ha presentato un interessante progetto, dal titolo “Accoglienza presso il Santuario di San Liberato”, con l'obiettivo di rendere operativa all’interno del convento dei frati minori di San Liberato una casa per ferie estiva per gruppi di ispirazione religiosa e non.
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Con la cerimonia dell'offerta dei ceri e l'accensione del falò propiziatorio sono iniziate ufficialmente, nella serata di martedì 17, le celebrazioni in onore di san Venanzio martire, patrono della città, che culmineranno domenica 22 con il corteo storico, la Corsa alla Spada e l'assegnazione del Palio. Momento centrale, mercoledì 18, giorno della festa liturgica del santo, la messa pontificale nella basilica dedicata a san Venanzio con una presenza di eccezione, quella del vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, che, insieme all'arcivescovo di Camerino-San Severino Marche Francesco Giovanni Brugnaro, si è concesso una “pausa” nei lavori della Conferenza Episcopale Italiana, riunita a Roma, per presiedere la celebrazione nella città che lo ha visto crescere come uomo e come sacerdote.

abbraccio

Mons. Napolioni, emozionato?

Sì, ma un'emozione serena e piena di gioia perché i simboli della vita ecclesiale camerte li porto dentro mescolati con tante esperienze. Mi accorgo sempre di più di essere figlio di una storia che, però, mi ha reso libero. Quindi riesco anche a governare questa emozione guardando un pochino più lontano, come spesso ho suggerito anche ai camerinesi. Dico spesso che c'è differenza tra il camerinese che non è uscito mai dalle mura cittadine e quello che magari ha assaporato un po' anche il resto d'Italia e del mondo. Fa bene, allora, apprezzare le proprie radici quando ci si è accorti che possono portare frutto anche al di là degli schemi a cui siamo stati abituati.

Parole forti, le sue, quelle pronunciate durante l'omelia...

Sono partito, come sempre, dalla Parola di Dio. Un giovane martire, Venanzio, che viene ucciso in odio alla fede non da stranieri, ma dai suoi stessi concittadini che non avevano capito la novità cristiana. Oggi non usiamo le pietre, ma potremmo usare un'immagine falsa di Dio. Il papa stesso ha richiamato questa immagine nell'Amoris Laetizia. Se usiamo la legge, la verità, l'ideologia come una pietra per ferire gli altri non è Vangelo. Stiamo, quindi, in guardia per vivere il Vangelo per quello che davvero è.

Un messaggio rivolto ai fedeli, ma anche ai sacerdoti?

Innanzitutto un messaggio rivolto a me stesso, perché dobbiamo stare tutti in guardia. Ho anche detto che, riguardo all'incontro dei vescovi italiani a Roma, i giornali hanno dato risalto a una sorta di ennesima critica del Papa ai vescovi e ai preti. Il Santo Padre, invece, ha tratteggiato con estrema abilità e concretezza la figura di prete di cui da sempre abbiamo bisogno e alla quale tutti dobbiamo tornare. Così come la figura di cristiano perché a volte non so se sia più clericale a il prete o certi laici.

vescovi

La presenza a Camerino del vescovo Antonio è stata fortemente voluta dall'arcivescovo Francesco Giovanni, per il quale è stata una festa particolare. “Mi è sembrato giusto permettergli di poter celebrare la festa del Santo Patrono visto che non aveva avuto ancora l'occasione di poter celebrare per questa nostra comunità in maniera così solenne – le parole dell'arcivescovo - L'occasione più bella era appunto la coincidenza con la festa patronale”. Una settimana importante per i vescovi italiani riuniti a Roma nell'assemblea generale della CEI. “Un messaggio forte quello rivolto da papa Francesco – continua mons. Brugnaro - perché ci mette nella condizione, come sacerdoti e come vescovi, di servire la comunità e soprattutto di rievangelizzare. Il papa ci ha rimandato alla Evangeli Gaudium, chiedendoci di avere familiarità con l'esortazione apostolica. Questo riguarda tutti, come ha detto mons. Antonio nella sua omelia richiamando alla fede, alle difficoltà di comunicazione, di comunione, al bisogno di carità e di convivenza fraterna che c'è non solo fra i laici, ma soprattutto fra il clero”.

uscita

 

napolioni caprodossi

 

napolioni santacchi

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