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Speranza, Fraternità e Condivisione. Forte messaggio dell'arcivescovo Brugnaro alla 30ma Marcia della Fede

Speranza, Fraternità e Condivisione. Forte messaggio dell'arcivescovo Brugnaro alla 30ma Marcia della Fede

Speranza, fraternità, condivisione e perdono. E’ il messaggio lanciato dall’arcivescovo Brugnaro, in occasione della  trentesima Marcia della fede da Serrapetrona a Madonna della Neve.  Rinnovatosi alle prime luci del giorno con la partecipazione del sindaco Silvia Pinzi e del parroco don Aronne Gubinelli, il piccolo pellegrinaggio ha attraversato le frazioni di Castel San Venanzio e Villa D’Aria, nelle cui abitazioni, fortemente danneggiate dal sisma, sono rimaste poche famiglie.

 

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Carica di significati la trentesima edizione della Marcia, il cui svolgimento è avvenuto in un momento particolarmente travagliato eppure, il solo fatto di camminare insieme, ha contribuito ad unire le numerose persone partecipanti e a farle sentire una comunità più forte. Presenti le confraternite, prima di affrontare l’ultimo tratto di marcia e raggiungere il santuario sulla montagna, un breve momento di preghiera e benedizione ha avuto luogo sulla piazzetta di Villa D’Aria. 

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“Un’invocazione alla Madonna- ha detto il presule- affinché benedica le famiglie, le case, il mondo del lavoro e i giovani. Una preghiera per allontanare dall’Europa e dal Mediterraneo segni non certo tranquillizzanti, che non sono rappresentati dai migranti, ma dall’incomprensione dei popoli, delle culture e delle nazioni”.

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Al termine del pellegrinaggio, conclusosi sul sagrato davanti alla chiesina inagibile della Madonna della Neve sul Monte d’Aria, Mons. Francesco Brugnaro ha celebrato una messa all’aperto.

silvia pinzi

L’appuntamento quest’anno è coinciso con la ricorrenza liturgica della Trasfigurazione di Gesù e con l’anniversario della morte del Beato Papa Paolo VI, avvenuta il 6 agosto del 1978.

“Quest’anno abbiamo un motivo in più per chiedere alla Madre del Signore, non solo di ricordarsi di noi ma anche di tenere lontano quello che fa male alla nostra vita – ha detto l’arcivescovo-. E’ quasi passato un anno e ancora molte delle ferite, sia umane che fisiche, le abbiamo davanti. Talvolta siamo presi da un po’ di disperazione, qualcuno addirittura pensa di non avere più fiducia nel nome del Signore, né nel rapporto con gli uomini; il sentimento profondo che dobbiamo avere è quello di saper riprendere, ogni giorno e con pazienza, il dono della vita. Mi permetto anche di dire, cari genitori, cari nonni, che bisogna che sappiamo fare in modo che i nostri figlioli capiscano che il dono della vita è il dono più grande che Dio ci fa.”

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Brugnaro ha esortato dunque all’impegno attraverso la vita cristiana, a insegnare a sperare e, ricordando le parole del Papa, ha spiegato che la speranza ha bisogno di due ali: da un lato il coraggio che viene dall’alto,e che significa che le cose possono cambiare, e, dall’altro, la solidarietà, la fraternità, la condivisione” Solo allora- ha detto- la speranza diventa credibile. Cerchiamo allora di divenire tutti più solidali, di stabilire sempre buone relazioni tra di noi. Quando ci troviamo insieme, non confrontiamo solo i mali o le fortune di alcuni e le sfortune di altri, ma cerchiamo anche di vedere positivo e quello che insieme, nella solidarietà, nella franchezza e nella giustizia, riusciremo a fare. Oggi – ha ricordato l’arcivescovo- ma anche il giorno della Trasfigurazione di Gesù. Il figlio di Dio si è trasfigurato perché temeva che i discepoli, di fronte all’esperienza della crocifissione, della morte e del fallimento della Sua vita a Gerusalemme, si sarebbero scandalizzati. E i discepoli si sono scandalizzati: Pietro lo ha tradito e Giuda lo ha venduto..Ecco allora che anche noi potremmo ritrovarci tra il rinnegamento di Pietro e l’impossibilità di Giuda di riconoscere Gesù come Colui che lo perdona. Chiediamo allora anche noi perdono al Signore e che il perdono diventi abitudine interiore nelle nostre relazioni, di marito, di moglie, di famiglia, di figli, parenti, vicini di casa, in maniera da togliere di mezzo tutte le mormorazioni e le malignità che rendono ancora più faticosa la nostra esistenza”.

Commentando la parola di Dio l’arcivescovo ha richiamato alla vita vera che deriva dal Vangelo quella del perdono e della fraternità del pane e dell’Eucaristia che pone tutti sullo stesso piano, tutti bisognosi di misericordia ma anche tutti capaci di condividere insieme i tanti o pochi beni che abbiamo. "Scendendo dal monte, chiediamo alla Madonna di tornare con una forza nuova, la forza dell’amore che costruisce l’Eucaristia, e, fraternità, in maniera da permettere alla speranza di avere le due ali per superare le fatiche che stiamo vivendo lontani da casa, senza lavoro e per le mille difficoltà che gravano sule persone e sulle famiglie, in maniera che il perdono e l’eucaristia ci aiutino insieme a ritornare a ricostruire e a fare in modo che le nostre contrade e le nostre case tornino ad essere case di benedizione nei riguardi del Signore".

“ Da trent’anni, anche se la popolazione è diminuita nel tempo, rinnoviamo la tradizione di salire in alto e avvicinarci ad un luogo di preghiera simbolo per tutto il territorio – ha spiegato commosso  don Aronne Gubinelli- La chiesa della Madonna della Neve è sempre stata punto di riferimento per tutta la zona; la montagna era infatti fonte di reddito e di sopravvivenza per molte famiglie. Trent’anni fa i campi erano tutti coltivati a grano, granoturco, patate; oggi che la resa non è più quella di un tempo, le famiglie se ne sono andate abbandonando la terra. Il calo demografico dei paesi è molto alto e il sisma ha contribuito ad aggravare la situazione. Da 350 persone si è passati a poco più di una decina”.

“Il Trentesimo anniversario della marcia -  ha dichiarato il sindaco Silvia Pinzi- è ricorrenza impegnativa,  ma la partecipazione delle persone dimostra quanto l’evento sia sentito dalla cittadinanza. La commozione di don Aronne racchiudeva tutto il sentimento di questi ultimi mesi e dell’ultimo periodo e, anche i luoghi della marcia non sono gli stessi perché, segni tangibili che ci ha lasciato il sisma sono le stesse  chiese di Villa D’Aria e della Madonna della Neve inagibili, Tutta una comunità è disorientata e manifestazioni come queste, della devozione popolare e del forte legame delle persone a queste zone, ora più che mai sono la dimostrazione di un attaccamento al territorio”.

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